venerdì 24 settembre 2010

Meraviglie del Friuli... e non solo

Tutto ha preso l'avvio da questo video. Mi è piaciuto molto e l'ho postato su Facebook, con un commento: "... e pensare che queste bellezze le abbiamo a due passi!".
Lorenzo in un commento (grazie Lorenzo) mi ha fatto notare che in effetti è un po' tutto relativo e probabilmente chi è, poniamo, alle Maldive rischia parimenti di non apprezzare appieno le bellezze che noi invece gli invidiamo.
Stavo per risponderegli direttamente su Facebook, quando mi sono fatto prendere dalla smania digitatoria accuitasi negli ultimi tempi e ho pensato bene di dedicare, all'argomento, un intero post del blog. (azz, che sborone!)
Ed eccomi qui....
...un attimo che cerco di ricordare cosa volevo dire...
Ah, sì, prima di tutto una precisazione. Diciamo che parlare di "due passi" è probabilmente un eufemismo: camosci e vette innevate, che si vedono nel video, sono ben oltre "i due passi". Anzi, diciamo che ci vuole quel bel migliaio di metri di dislivello sulle gambe per poterli raggiungere :-D
E qui arriviamo al punto che mi frullava per la testa e mi ha spinto a scrivere questo intero post.
E' vero che noi friulani abbiamo la fortuna di avere queste meraviglie nel raggio di, massimo, un centinaio di chilometri, tuttavia la distanza, a volte, è più mentale che fisica.
L'idea che mi ronzava è, in effetti, quasi banale nella sua semplicità: se non mi decido ad andarli a vedere rimarranno lì. Irraggiungibili. Sia che siano a 500 a 50 o a 5 chilometri.
Lapalissiano. Sottoscrivibile. Scontato. Autoevidente.
Bon, abbiamo capito che ho scoperto l'acque calda.
Vediamo se ragionarci ancora un attimo sopra possa riservare qualche ulteriore considerazione.
E qui viene la seconda delusione: anche le considerazioni seguenti non rieservano particolari sorprese... a chi non le sa "scoprire" (il gioco di parole sarà chiaro più tardi, spero).
Prima considerazione. Se la mia massima aspirazione è passare la giornata al centro commerciale non li vedrò mai. Non vedrò mai vette, non vedrò mari incontaminati, non vedrò nulla di nulla. Potrei anche arrivare a Tolmezzo, o magari raggiungo anche Tarvisio... se, però, poi la mia massima apsirazione è sedermi al bar a bere la cioccolata (per altro buona ;-), non li vedrò.
Viceversa posso essere a San Giorgio (piccolo paesino di 600 anime immerso nella pianura più piatta) e magari alzarmi alla mattina presto per una corsa. E partire. E vedere le stille di rugiada sull'erba settembrina, notare una lepre che fugge, sentire lo scricchiolio dei ciotoli sotto le suole, vedere le cime del Piancavallo in lontananza. E allora la campagna più anonima si anima di un soffio vitale.
Soffio, sì. Oddio anche questo è un eufemismo. Anche perchè voglio vedere voi a correre fuori allenamento. Altro che soffio, ero un mezzo mantice!
Però, però, però... anche questo fa parte del bello!
Quante cose belle posso scoprire se esco dal mio guscio. Se esco dal mio letto. Se raggiungo una vetta. Se faccio tardi per scrivere un post (boh, forse questo non è un esempio calzante ;-)
Ad ogni modo, ecco la parola magica. Scoprire.
Vetta, goccia di rugiada o mare incontaminato rimangono anonimi se non so... scoprirli, raggiungerli, esplorarli, amarli.
Qualunque bellezza, sia che sia una meraviglia naturale sia che sia la ricchezza interiore di una persona cara, rimane irraggiungibile se non so "scoprirla", se non so attivare curiosità e fatica per raggiungerla.
Una parte non trascurabile della soddisfazione e della meraviglia sarà legata strettamente allo sforzo per raggiungerla.
E' la differenza che passa tra l'appassionarsi alla programmazione facendolo al meglio delle proprie capacità e, viceversa, il programmare come viene viene: senza infamia e senza lode.
E lo stile da programmazione da "centro commerciale": potrei fare di meglio, potrei salire la montagna e invece resto lì. Al caldo. Anonimo tra la massa anonima.

Magari l'esempio della programmazione è un po' forzato, dovrei ragionarci meglio, però non c'è dubbio che ci può essere un eleganza anche nel modo di programmare. C'è codice bello e codice brutto e questa "bellezza" (simmetria, ordine interno, pulizia concettuale, equilibrio di forze... i nomi sono tanti) posso cercare di raggiungerla oppure posso totalmente trascurarla.

Ovviamente tutto questo lo dico prima di tutto a me stesso. Sia per la programmazione che per tutto il resto: quante sono le bellezze che ho dietro l'angolo e non scorgo perchè non metto in atto la mia curiosità, le mie energie, le mie capacità per cercare di raggiungerle?

Morale... beh, dopo tutto questo sproloquio potrei almeno lasciare che ognuno "scopra" la propria ;-)

martedì 21 settembre 2010

La conoscenza va di pari passo all'umiltà?

Secondo Dunning e Kruger sì. E per questa "scoperta" hanno pure vinto il Nobel.
L'adagio che recita: "più si sa, meno si pensa di sapere" è un vecchio detto sempre valido, tuttavia, a pensarci bene, è vero anche il contrario: meno si sa più si pensa di sapere.
Quello che hanno teorizzato Dunning e Kruger è che, quanto meno si conosce un settore, tanto più si è portati a prendere decisioni sbagliate e, quel che è peggio, con tanto minore consapevolezza della propria fallibilità.
Morale: vuoi essere incrollabilmente sicuro di te stesso? Non approfondire nulla, non studiare nulla, non aprire la mente a nulla.
Un altro corollario è: trovi una persona molto preparata e curiosa? probabilmente è tutt'altro che arrogante; trovi una persona arrogante e poco incline a mettere in discussione le sue scelte? probabilmente è poco preparata.
Possibili interessanti corollari nel campo della politica o, meglio, dei politici... lo sviluppo è lasciato allo studente come esercizio.
Ah, dite che il finale del post è un tantino supponente?!? ... ma allora vuol dire sono un 'gnurant anche io!!

martedì 7 settembre 2010

Google App Engine #1

In rete ci sono già un sacco di posti in cui si disquisisce sull'infrastruttura cloud modello Google, denominata Google App Engine (GAE), qui, quindi, mi limito a qualche nota personale.
L'approccio GAE permette al programmatore di lavorare direttamente a livello di application server, senza doversi preoccupare del lato sistemistico sottostante. In altri termini: niente ssh, apache, database da configurare, etc. etc.... ossia niente di tutte quelle cose che sarebbero invece la norma acquistando un tradizionale servizio di hosting.
In questo modo io programmatore posso concentrarsi esclusivamente sul codice (a scelta: python o java) limitando l'interazione sistemistica al lancio di un "deploy". Operazione, questa, ottenibile con una singola riga di comando o attraverso un click sulla GUI del "Launcher" incluso nell'SDK.
Possiamo dire che mentre il programmatore si occupa di implementare la logica vera e propria dell'applicazione, Google si preoccuperà di ridondanza, load-balancing, sicurezza, etc.. La scalabilità di risorse allocabili all'applicazione è notevole e si paga in modo proporzionale all'effettivo uso, con una soglia minima sotto la quale l'utilizzo delle risorse GAE è gratuito.
Infine un aspetto non secondario è che uno degli architect dietro a GAE sia Guido van Rossum (un nome una garanzia :-).
Tenuto conto di tutto ciò... mi viene certamente voglia di approfondire e mettere "le mani in pasta" ;-)
Motivo per cui mi accingo ;-) ad implementare un CMS minimale. Si tratta più che altro di una proof-of-concept che possa permettermi di scoprire meglio architettura e API dell'ecosistema GAE. Le funzionalità dovrebbero essere le solite: editing online delle pagine (es. via TinyMCE), gestione di immagini e altri tipi di file, gestione autorizzazioni per la visualizzazione/modifica pagine, etc.
Spero di registrare a breve qualche altra notizia in merito (...ecco spiegato il #1 nel titolo :-)

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